Assalto a Bankitalia

A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia



E’ il 24 marzo 1979. I carabinieri, guidati dal colonnello Campo, entrano in Via Nazionale a Roma, sede della Banca d’Italia con un mandato di arresto nei confronti del vice direttore generale Mario Sarcinelli, e con una notifica diretta al governatore Paolo Baffi, con la pesantissima e del tutto ingiustificata incriminazione per interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento personale. L’accusa è di non aver trasmesso all’autorità giudiziaria le notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale Sardo, che aveva finanziato il gruppo chimico SIR del finanziere Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della magistratura. E’ una delle pagine più drammatiche e oscure della nostra storia recente. Due integerrimi servitori dello Stato finiti nel tritacarne di un affare politico/giudiziario che ancora oggi presenta dei risvolti oscuri e non del tutto chiariti. Sarcinelli fu addirittura arrestato su mandato del giudice istruttore Antonio Alibrandi, e scarcerato solo a seguito della sospensione dagli incarichi relativi alla vigilanza, mentre Baffi evitò il carcere a causa della sua età. Si dimise nel settembre di quello stesso anno, il 1979, ma la vicenda lo segnò per tutta la vita. Poi, com’è noto, la maggior parte delle imputazioni caddero nel corso dell'istruttoria e nel 1981 i due vennero integralmente prosciolti. Di questa intricata e drammatica vicenda parliamo questa sera grazie a un libro autopubblicato dal titolo “Attacco alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi”. L’autore è Beniamino Andrea Piccone, Wealth Advisor presso Banca Generali, storico dell’economia, insegna Sistema finanziario presso l’Università Carlo Cattaneo - LIUC di Castellanza e all’Istituto Marangoni di Milano.